sanità

fibromialgia

l’impegno per il riconoscimento della malattia

La fibromialgia è una malattia poco nota. Non è una riconosciuta dal nostro sistema sanitario sebbene si stimi che in Italia ne soffrano tra l’1,5 e il 2%. Non ero consapevole delle gravi conseguenze che ha sulla vita di chi ne soffre, in prevalenza donne, fino a quando è iniziato il mio impegno a riguardo con un’interrogazione alla Giunta.

Nell’ultimo anno e mezzo in Emilia-Romagna è iniziato un percorso significativo: nell’estate del 2016 è stato istituito il gruppo tecnico di lavoro della Regione, composto da reumatologi e altri specialisti delle aziende sanitarie e dell’Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna, con l’obiettivo di proporre criteri di diagnosi precisi e favorire l’identificazione della malattia, partendo da uno studio epidemiologico.

Questo gruppo, multiprofessionale e interdisciplinare, ha ormai completato il “Documento di consenso” per la diagnosi e il trattamento della fibromialgia che sarà trasmesso al Collegio Superiore di Sanità. Contiene i punti relativi all’epidemiologia della patologia, alla valutazione e appropriatezza dei criteri diagnostici e dei trattamenti farmacologici e non con cui trattarla e i conseguenti follow-up.

Un primo significativo passo fatto dalla nostra Regione per arrivare al riconoscimento della fibromialgia a livello nazionale.

vaccini

la prevenzione parte dai più piccoli

Nel 2016 dall’Emilia-Romagna è partita una campagna dedicata alla prevenzione e alla salute che si è allargata sempre di più, fino al decreto del Governo per introdurre
i vaccini obbligatori per l’accesso a nidi, scuole dell’infanzia e primarie.

Quando la copertura delle vaccinazioni ha iniziato a scendere sotto il livello di guardia, già nel 2015, il gruppo assembleare del PD ha iniziato a proporre documenti che impegnavano la Regione ad ampliare la campagna di informazione e sensibilizzazione sul tema.

Non solo, ci siamo attivati per garantire che alcune vaccinazioni non obbligatorie avessero un costo minore a carico di che ne avesse fatto richiesta.

La legge regionale 19/2015 ha infine sancito l’obbligo delle vaccinazioni contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B per bambine e bambini frequentanti i servizi 0-6 a partire dall’anno educativo 2017-18.

Dopo quel fondamentale passaggio la nostra campagna per la prevenzione si è diffusa in tutta Italia e ha avuto il merito di contribuire a riportare all’attenzione
dell’opinione pubblica nazionale il tema delle vaccinazioni, in particolar modo quelle infantili.

Non viene meno, ma anzi è rafforzato, l’impegno per una campagna di informazione e comunicazione capillare per dare risposte alle legittime domande delle famiglie.

Liste d’attesa

più velocità in sanità

Il livello della nostra sanità va valutato, oltre che sul piano delle prestazioni, anche su quello delle tempistiche. A riguardo sapevamo bene, già dall’inizio della legislatura, che c’era molto da fare. Le liste d’attesa andavano ridotte pensando a una riorganizzazione dei servizi e anche rafforzando il personale sanitario dei nostri presidi territoriali.

Nel 2015 si è deciso di partire immediatamente con un sistema di rilevazione dei tempi di attesa che monitorava e continua a monitorare, settimanalmente 50 tra visite ed esami diagnostici. Sono registrati tutti gli appuntamenti forniti ai pazienti al momento della prenotazione e online, su un apposito sito web – www.tdaer.it – è costantemente indicata la percentuale di prenotazioni effettuate con tempo di attesa inferiore agli standard regionali (30 giorni per le visite, 60 per la diagnostica). L’Ausl di Ferrara tendenzialmente rileva il 100% di risultati positivi.

Un’altra piccola rivoluzione, finalizzata anche questa a ridurre le liste d’attesa, l’abbiamo fatta introducendo l’obbligo di pagamento del ticket per chi salta una visita prenotata senza disdire.

Trasparenza, monitoraggio e riorganizzazione per servizi più efficienti e attenti alle esigenze dei cittadini.